Gastroenterologia e malattie metaboliche

LNAge può vantare un’estesa esperienza nella conduzione di studi clinici in gastroenterologia e malattie metaboliche, aree cliniche nelle quali, oltre ad aver condotto progetti di ricerca clinica, ha anche fornito numerosi servizi di consulenza a sponsor esterni, occupandosi non solo dell’analisi e dell’efficacia di nuovi farmaci ma anche degli effetti e delle modalità di interazione di dispositivi meccanici ed elettronici con le patologie afferenti a queste aree cliniche.

Soprattutto in studi di tipo prospettico sono stati studiati l’azione e l’effetto di parafarmaci e dispositivi elettronici e meccanici su:

  • Morbo di Crohn (MC);
  • gastrite e ulcera gastrica;
  • reflusso gastroesofageo;
  • diabete di tipo 1;
  • diabete di tipo 2 (Diabete Mellito);
  • vari disturbi della nutrizione;

Inoltre, nei servizi di consulenza offerti in questo campo, sono state approntate scale di valutazione su piattaforma web per misurare e monitorare la Qualità della Vita (QdV) in soggetti affetti da malattie dell’area clinica della gastroenterologia e delle malattie metaboliche.

Gastroenterologia e malattie metaboliche: il meccanismo del diabete

Mentre il Diabete di tipo 1 è causato dalla mancata produzione di insulina da parte dell’organismo e può essere contrastato solo iniettando questa sostanza nel corpo, il Diabete di tipo 2, conosciuto anche come Diabete Mellito, è un disturbo di tipo alimentare causato da una dieta errata e, più specificamente, da un’assunzione eccessiva di zuccheri che rende la produzione di insulina da parte dell’organismo insufficiente; questo secondo tipo di Diabete può essere corretto solo con nette modifiche sulle abitudini alimentari e con una dieta corretta.
Per comprendere al meglio le attività di ricerca clinica svolte nel campo della gastroenterologia e delle malattie metaboliche è importante ricordare che la glicemia, ovvero la concentrazione di glucosio (zuccheri) nel sangue, viene regolata dall’intervento di due ormoni antagonisti: l’insulina e il glucagone. Mentre la prima favorisce l’accumulo di zuccheri di riserva nel fegato e nei muscoli e fa sì che le cellule brucino carboidrati piuttosto che proteine e grassi, il secondo promuove la liberazione di glucosio nel sangue e facilita il consumo di proteine e di grassi, piuttosto che di carboidrati, da parte delle cellule.
Questo meccanismo consente di introdurre glucosio nell’organismo solo poche volte al giorno (quando assumiamo carboidrati, in genere duranti i pasti) e di mantenere la sua presenza nel sangue costante. Quando non mangiamo la glicemia, inevitabilmente, scende: in questo frangente il pancreas secerne glucagone, facendo sì che il fegato prelevi il glucosio dalle sue scorte e lo immetta nel sangue. Quando, invece, la glicemia sale, subito dopo i pasti, il pancreas secerne insulina, facendo sì che il fegato prelevi glucosio in eccesso nel sangue e lo immagazzini come riserva. Quando nell’organismo viene introdotta una quantità eccessiva di carboidrati e il fegato non riesce ad immagazzinare tutto il glucosio in eccesso, i carboidrati sono convertiti in grassi che si accumulano nei tessuti adiposi.
Quando c’è abbondanza di glucosio, inoltre, il nostro organismo cerca di utilizzarne il più possibile e solo dopo immagazzina quello in eccesso sotto forma di grassi, l’insulina, quindi, fa sì che le cellule, in particolare le cellule dei muscoli e del tessuto adiposo, utilizzino il glucosio come proprio nutriente. Se ciò non avviene, come accade nei malati di diabete, il glucosio si accumula nel sangue e aumenta a tal punto da non poter essere trattenuto dai reni e da riversarsi, infine, nelle urine, insieme a una grande quantità di acqua. Diabete, nella sua etimologia, significa, non a caso, passare attraverso: uno dei nutrienti fondamentali dell’organismo, come il glucosio, infatti, non è utilizzato e passa, così, attraverso il corpo, per essere poi espulso nelle urine.

Studi clinici in gastroenterologia e malattie metaboliche: i dispositivi elettrici

Negli studi sulle patologie dismetaboliche ci è resi conto che i farmaci utilizzati per curare il Diabete di tipo 2 se assunti per un arco di tempo prolungato danno luogo a molti effetti collaterali, tra i quali un livello di glicemia troppo basso (con conseguenti collassi del paziente), l’aumento di peso, gonfiori e dolori addominali, la presenza di area nella pancia e la diarrea.
La terapia farmacologica volta a contrastare il diabete di tipo 2, inoltre dovrebbe essere seguita per tutta la vita, comportando l’assunzione di farmaci fino a tre volte al giorno, proprio per questo, negli ultimi anni, si è assistito a una rapida diffusione di sondini e dispositivi meccanici ed elettronici, utilizzati per regolare l’azione degli organi coinvolti nel ciclo della digestione.
Gli studi di gastroenterologia e patologie metaboliche di LNAge hanno, ad esempio, indagato l’efficacia di un dispositivo medico che, attraverso degli elettrodi, agisce sulle contrazioni dello stomaco: il dispositivo non agisce autonomamente (non decide, quindi, quando lo stomaco si contrae) ma segue le contrazioni fisiologiche di questo muscolo andando così a ridurre il senso di fame che, in genere, si prova a seguito di un abbassamento della glicemia. L’abbassamento della glicemia (quella che comunemente viene chiamato calo degli zuccheri) è in genere l’effetto di un picco glicemico, a sua volta dovuto da un’assunzione eccessiva e/o troppo rapida di carboidrati che danno luogo prima al rilascio di una grande quantità di insulina, necessaria per immettere nel sangue e immagazzinare la elevata quantità di glucosio assunta, e, poi, a un conseguente abbassamento eccessivo della concentrazione di zuccheri nel sangue (glicemia).
Tenere sotto controllo il senso di fame, soprattutto in pazienti affetti da Diabete Mellito, significa, in altre parole, riuscire a evitare l’assunzione di quantità eccessive di carboidrati e, quindi, far sì che la quantità di insulina prodotta dall’organismo risulti sufficiente per esso. I dispositivi elettrici utilizzati nel diabete di tipo 2 facilitano anche il mantenimento di un regime dietetico ipocalorico tuttavia, nonostante la loro efficacia, dimostrata dagli studi in gastroenterologia e malattie metaboliche, è altrettanto importante ricordare che un livello di insulina accettabile può essere mantenuto, come già anticipato sopra, solo con un corretto regime alimentare, nel quale:

  • si mangia poco e spesso (almeno 5 volte al giorno), così da evitare grandi abbuffate;
  • si assumono pasti con una corretta partizione dei macronutrienti (non solo carboidrati ma anche proteine e grassi);
  • si evita l’assunzione di carboidrati ad alto indice glicemico (quali zucchero, riso soffiato, cornflakes, wafer, patatine in sacchetto, dolci, torte, tè freddo, coca cola e altre bevande gasate, ma anche pane bianco, biscotti, patate e cornetti);
  • si preferiscono fonti di carboidrati a bassa intensità e fonti di carboidrati a basso indice glicemico.
Gastroenterologia e malattie metaboliche ultima modifica: 2017-09-18T06:26:58+01:00 da Simone Casavecchia
In breve
Gastroenterologia e malattie metaboliche
Titolo
Gastroenterologia e malattie metaboliche
Riepilogo
LNAge ha condotto studi clinici nell'area gastroenterologia e malattie metaboliche, concentrandosi sull'efficacia di devices per il diabete di tipo 2.
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LNAge
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