Malattie infettive

I ricercatori attivi in LNAge hanno svolto a più riprese studi clinici su malattie infettive quali l’epatite B. In particolare sono state studiate le condizioni dei pazienti che hanno subito trapianti di fegato ed è stata verificata la tollerabilità e l’efficacia di alcuni protocolli terapeutici volti a prevenire ed evitare le recidive di questa malattia infettiva.
Conosciuta anche come epatite da siero, l’epatite B è una malattia infettiva, trasmessa attraverso un virus denominato HBV, che colpisce il fegato. Circa due miliardi di persone sono state contagiate dall’Epatite B e vi sono nel mondo anche un cospicuo numero di portatori cronici del virus (circa 350 milioni di persone).
Come molte altre malattie infettive l’epatite B si trasmette soprattutto attraverso:

  • lo scambio di sangue infetto, lo sperma e i liquidi vaginali (via sessuale);
  • ogni altra forma di contatto tra sangue infetto e ferite, mucose o tagli accidentali;
  • alla via parenterale vanno ricondotte anche quelle forme di contagio che avvengono attraverso oggetti come rasoi o forbici da unghie che possono dar luogo a microtraumi cutanei;
  • l’epatite B può inoltre essere trasmessa per via transplacentare dalla madre infetta al nascituro;
  • in paesi molto poveri come quelli dell’Africa, dell’Asia e del subcontinente indiano, anche con il contatto, o la convivenza, con topi o blatte;

Il virus che sopravvive nell’ambiente fino a 7 giorni non può, invece, essere trasmessa attraverso il contatto casuale, l’allattamento, i baci, la tosse o gli starnuti.
Per prevenire la diffusione dell’Epatite B, come di molte altre malattie infettive, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che tutti i neonati siano vaccinati con Vaccino antiepatite B entro le 24 ore successive alla nascita. Il vaccino, ritenuto molto sicuro, è efficace per la prevenzione dell’infezione e delle conseguenze croniche che possono derivarne nella quasi totalità (95%) dei casi.

Malattie infettive: cause e sintomi dell’Epatite B

Per comprendere le finalità degli studi clinici sulle malattie infettive svolti dai ricercatori LNAge è opportuno considerare prima in che modo l’Epatite B si diffonde nell’organismo e quali sono i sintomi e gli effetti collaterali a cui essa dà luogo: il virus dell’epatite B o, meglio, i virioni di HBV si legano alle cellule ospiti tramite l’antigene di superficie e sono successivamente interiorizzati per endocitosi; le cellule colpite sono soprattutto quelle del fegato (epatociti) dove sono presenti recettori specifici HBV anche se questi ultimi possono essere presenti anche su cellule extraepatiche.
Come avviene anche in altre malattie infettive, in alcuni casi di immunodeficienze (HIV) e di patologie del sangue (leucemia), per replicarsi il virus dell’epatite B sfrutta la trascrittasi inversa e fa, quindi, parte dei virus a DNA a trascrizione inversa (detti anche retrovirus a DNA); la replicazione avviene nel fegato, il virus tuttavia, si diffonde nel sangue dove sono presenti sia le proteine specifiche del virus che gli anticorpi corrispondenti.
È la risposta immunitaria al virus (in particolare i linfociti citotossici) a causare la maggior parte dei danni al fegato associati all’infezione da HBV. Quest’ultima si manifesta come una forma di epatite virale acuta che colpisce il paziente con un malessere generalizzato associato a perdita di appetito, nausea, vomito, dolori muscolari, lieve febbre e urine scure, e procede quindi allo sviluppo di ittero (dovuto a un aumento della bilirubina nel sangue). In alcuni casi, come per i soggetti colpiti da infezione cronica da virus dell’epatite B, la malattia può essere del tutto asintomatica e, quindi difficilmente riconoscibile sebbene, in questo caso possa essere associata a una infiammazione cronica del fegato che, nel corso degli anni, può condurre alla cirrosi.
L’infezione acuta da epatite B non prevede un trattamento farmacologico specifico perché (oltre a non esser stato ancora scoperto) la maggior parte degli adulti riesce a eliminare spontaneamente l’infezione, se sottoposto a riposto e a un regime alimentare controllato: la malattia si protrae in genere per un paio di settimane e poi migliora gradualmente in modo spontaneo.

Studi clinici sulle malattie infettive: i trattamenti successivi al trapianto di fegato

Tra gli studi clinici sulle malattie infettive condotti negli scorsi anni dai ricercatori di LNAge occorre segnalare, a proposito dell’epatite B, uno studio retrospettivo osservazionale dedicato all’aderenza (compliance), alla tollerabilità e all’efficacia nella pratica, di un protocollo di profilassi con immunoglobulina iperimmune pasteurizzata, utilizzata per prevenire le recidive di epatite B, a seguito di trapianto di fegato.
Tenendo conto dell’associazione di immunoglobuline (anticorpi) antiepatite B e antivirali, quale gold standard (tasso di recidiva inferiore al 10%) nel trattamento delle recidive di epatite B a seguito di trapianto di fegato (generalmente per cirrosi associata allo stesso virus HBV) si intendeva studiare l’efficacia e valutare i costi dei regimi dei trattamenti di profilassi con immunogluboline intramuscolo, a bassi dosaggi e a domicilio, sia nella prevenzione delle recidive, sia nelle fasi di mantenimento a lungo termine.
Il passaggio dalla via endovenosa alla via intramuscolare ha consentito, infatti, la possibilità di ridurre i dosaggi e, quindi, i costi diretti, ma anche la medicalizzazione dei pazienti, e quindi i costi indiretti di una terapia che diviene, in tal modo più tollerabile per il paziente che deve, comunque, protrarla per tutto il resto della vita.
Gli studi clinici in malattie infettive condotti da LNAge su questo specifico trattamento si ponevano l’obiettivo di:

  • definire i diversi schemi e regimi di profilassi con immunoglobulina iperimmune antiepatite B a somministrazione intramuscolare, nei pazienti sottoposti a trapianto di fegato; indegenerique.be
  • verificare la tollerabilità (compresa la presenza di reazioni avverse gravi) e l’efficacia del principio attivo studiato nella pratica clinica;
  • valutare l’effettiva adesione dei pazienti a questa modalità di profilassi;
  • descrivere i costi diretti e indiretti associati;

Come avviene generalmente negli studi clinici sulle malattie infettive di carattere osservazionale e retrospettivo, dedicati alle modalità di farmaco-utilizzazione di uno specifico trattamento, anche in questo caso sono stati raccolti dati provenienti dalle cartelle cliniche dei pazienti precedentemente trattati con immunoglobulina iperimmune pasteurizzata intramuscolare. Le informazioni raccolte erano relative soprattutto alle caratteristiche della malattia, al profilo trapiantologico, allo schema e alla modalità di trattamento, con particolare riferimento alla profilassi della recidiva di epatite B, alle altre terapie, alle patologie concomitanti e alle eventuali sospette reazioni avverse.

Malattie infettive ultima modifica: 2017-10-06T05:33:42+01:00 da Simone Casavecchia
In breve
Malattie infettive
Titolo
Malattie infettive
Riepilogo
Negli studi clinici svolti dai ricercatori di LNAge nell'area medica delle malattie infettive sono stati indagati aspetti di patologie quali l'epatite B.
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LNAge
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