Oftalmologia

Gli studi clinici in oftalmologia che i ricercatori di LNAge svolgono da diversi anni su commissione di sponsor esterni o di propria iniziativa, hanno consentito al nostro staff di indagare l’efficacia di alcuni dispositivi medici (come i colliri) nelle patologie dell’occhio e di valutare gli effetti di tecniche innovative e di specifici esami diagnostici, impiegati in malattie dove non sono ancora stati definiti protocolli terapeutici efficaci. 

L’oftalmologia è, quindi, per LNAge una disciplina di frontiera dove sono svolti sia studi osservazionali sia studi di carattere sperimentale, in collaborazione con differenti partner scientifici. I nostri ricercatori hanno indagato in particolare:

  • le patologie del nervo ottico;
  • alcuni problemi generici in ambito oftalmologico;
  • la maculopatia con atrofia geografica;

Oltre alle analisi di fattibilità svolte per studi clinici di oftalmologia, alle predisposizione di scale di misurazione apposite per differenti aspetti collegati alle patologie dell’occhio, alle attività di formazione correlate ai trial clinici e alla revisione sistematica dei dati epidemiologici di questa specifica area clinica, gli esperti di LNAge hanno verificato gli effetti di alcuni colliri utilizzati nei glaucomi. Di questi dispositivi medici è stata valutata non solo l’efficacia intrinseca ma anche le performance rispetto al gold standard (ovvero rispetto al miglior farmaco presente sul mercato, per efficacia e tempi di risposta, presente sul mercato).

Oftalmologia: la maculopatia con atrofia geografica

I ricercatori di LNAge sono attualmente impegnati nello studio di aspetti specifici della maculopatia con atrofia geografica. Questa patologia afferente all’area clinica della oftalmologia è da considerarsi come lo stadio finale di una malattia più comune e diffusa, la degenerazione maculare senile, della quale si distingue una forma secca e una forma umida.
La degenerazione maculare secca (DMS) è una alterazione progressiva della macula (o macula lutea), ovvero della regione centrale della membrana retinica, l’area più sensibile agli stimoli luminosi, deputata a distinguere i dettagli più fini delle immagini e a riconoscere i colori, perché caratterizzata dalla più elevata densità di fotorecettori (in questo caso soprattutto coni), ovvero delle cellule che hanno il compito di trasformare l’energia luminosa in impulsi elettrici che, poi, attraverso il nervo ottico, sono trasmessi al cervello dove vengono interpretati come immagini.
La degenerazione maculare secca, che colpisce generalmente soggetti al di sopra dei sessant’anni e dà luogo a una progressiva riduzione del campo visivo che può anche compromettere l’autonomia del soggetto colpito, sfocia in taluni casi in maculopatia con atrofia geografica. In quest’ultima patologia la lipofuscina (il pigmento, formato da grassi, carboidrati e proteine, prodotto dal ciclo di traduzione dei raggi luminosi in impulsi elettrici) che viene normalmente eliminata si accumula nelle cellule dell’epitelio pigmentato e determina la loro distruzione. La morte dei fotoricettori dà luogo a delle perforazioni della macula (l’atrofia geografica ovvero un’atrofia localizzata solo in alcuni punti della macula e dislocata in modo non uniforme) che il paziente percepisce come delle vere e proprie zone di non visione del campo visivo (scotomi). Se, infatti, i fotorecettori scompaiono, in quei determinati punti il raggio luminoso non viene più interpretato e, quindi, nel campo visivo si determina uno scotoma, una zona dove la visione non avviene.

Studi clinici in oftalmologia: la tomografia e la microperimetria

Nello studio clinico in oftalmologia che LNAge attualmente conduce si cerca mi mettere a punto un criterio per riconoscere gli specifici punti della macula dove i fotorecettori sono scomparsi. È importante notare che lo studio intende definire metodo per correlare due differenti elementi: la struttura della macula colpita da atrofia geografica (e i rispettivi punti in cui i fotorecettori sono venuti a mancare) e la percezione visiva del paziente colpito da questa patologia.
Gli studi clinici in oftalmologia che hanno affrontato la questione precedentemente, infatti, non sono riusciti ad appurare se esista una coincidenza tra i punti atrofici della macula e le zone di buio del campo visivo (più concretamente: non è detto che se i fotorecettori siano, ad esempio, venuti a mancare nella parte in alto a destra della macula, allora il campo visivo del paziente sarà necessariamente caratterizzato da uno scotoma nella parte alta a destra; quello stesso campo visivo potrebbe essere caratterizzato con altrettante probabilità, da uno scotoma localizzato in basso a sinistra).
Per mettere in relazione i due fenomeni descritti sopra, i ricercatori di LNAge si servono di due distinte tecniche d’indagine comunemente utilizzate negli studi clinici in oftalmologia: la tomografia e la microperimetria.
La Tomografia ottica computerizzata (OCT) è una tecnica di diagnosi per immagini non invasiva che consente di ottenere una scansione della retina; la OCT o Tomografia ottica a radiazione coerente si effettua con l’ausilio di un interferometro a luce bianca o a bassa coerenza, ovvero con un raggio laser privo di radiazioni nocive che consente analizzare le strutture oculari (la retina ma anche la cornea) mediante sezioni ad alta risoluzione. Con questa tecnica sono indagate le caratteristiche fisiche della macula per comprendere dove sono allocate le zone prive di fotorecettori.
La microperimetria è, invece, un’indagine diagnostica non invasiva che consente di mappare la sensibilità della retina, che viene misurata in decibel. In questo esame, realizzato attraverso un dispositivo elettronico, il paziente (con le pupille dilatate) viene invitato a sedersi di fronte al macchinario e ad interagire con un pulsante che deve cliccare ogni qual volta appare (in zone differenti) un puntino luminoso di intensità variabile, mentre fissa un mirino luminoso rosso centrale e stabile. La microperimetria consente di valutare la capacità di cogliere stimoli luminosi di intensità differente in posizioni diversi della zona retinica analizzata, così da comprendere con precisione il grado di funzionalità della macula.
Gli studi clinici in oftalmologia condotti dai ricercatori di LNAge hanno come loro obiettivo quello di associare gli esiti degli esami tomografici con gli esiti delle microperimetrie svolte sui pazienti affetti da maculopatia con atrofia geografica, così da poter stabilire una correlazione tra il difetto fisico e la sensazione visiva percepita.

Oftalmologia ultima modifica: 2017-10-12T05:17:47+01:00 da Simone Casavecchia
In breve
Oftalmologia
Titolo
Oftalmologia
Riepilogo
Negli studi clinici in oftalmologia LNAge si è occupata della maculopatia con atrofia geografica e di verificare l'efficacia di colliri nei glaucomi.
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